L’ultima frontiera

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A prima vista sembrano soltanto battaglie locali.
Un bosco da salvare, un filare di alberi minacciato, una cava che si espande, un fiume da proteggere, un territorio agricolo che rischia di scomparire sotto il cemento, una comunità che si oppone all’ennesima opera presentata come inevitabile.

Lotte diverse, spesso considerate minori, marginali, persino egoistiche. Vicende destinate a occupare per qualche giorno le pagine della cronaca locale, mentre altrove si discuterebbero le questioni davvero importanti.
Ma queste lotte non sono separate. E non sono affatto secondarie.

Sono le manifestazioni di un’unica coscienza che attraversa territori lontani e generazioni diverse: la consapevolezza che la terra, l’acqua, l’aria, gli alberi, il paesaggio e la biodiversità non sono merci inesauribili, ma beni comuni dai quali dipendono la nostra vita e quella di chi verrà dopo di noi.

Ogni comunità difende un luogo concreto, vicino, conosciuto.
Ma, facendolo, partecipa a una battaglia molto più grande: quella per sottrarre il territorio, l’ambiente e le risorse naturali allo sfruttamento e alla distruzione in nome del profitto privato.

Dietro ogni cava che avanza, ogni bosco abbattuto, ogni corso d’acqua compromesso e ogni nuovo pezzo di territorio coperto dal cemento ritorna la stessa contrapposizione: da una parte gli interessi economici di pochi, dall’altra i diritti di tutti e la sopravvivenza stessa degli ecosistemi.

Negli ultimi quarant’anni il capitale, il neoliberismo, la globalizzazione — il nome cambia a seconda della generazione che li ha vissuti, ma la sostanza rimane la stessa — hanno progressivamente eroso i diritti conquistati da lavoratori e cittadini con le lotte del Novecento.

Ora siamo arrivati all’ultima frontiera: il mondo nel quale viviamo.
Dopo il lavoro, i servizi, la salute e i diritti sociali, oggi sono la terra, l’acqua, l’aria e il clima a essere sacrificati. Ma oltre questa linea non resta più nulla da difendere. E nulla da lasciare alle prossime generazioni.

Per questo è arrivato il momento di dire basta.
Non possiamo più permetterci di arretrare, nemmeno di un passo.

A chi ci dice che i nostri principi sono giusti, ma…
che condivide le nostre battaglie, però…
che in teoria la pensa come noi, anche se…

dobbiamo rispondere che il tempo delle esitazioni è finito.
Non domani. Non quando sarà più conveniente.
Non quando ogni interesse sarà stato conciliato.
È ora o mai più.

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