Bosco Ospizio: la fretta di abbattere
Il Consiglio di Stato ha fermato gli abbattimenti, ma 98 alberi sono già stati tagliati.
Una vicenda che solleva domande pesanti sulle responsabilità di Conad e dell’amministrazione comunale di Reggio Emilia.
C’è qualcosa di profondamente inaccettabile in quello che è accaduto a Bosco Ospizio.
L’8 ottobre il Consiglio di Stato ha accolto l’appello cautelare presentato da cittadini e Legambiente, disponendo lo stop a ulteriori abbattimenti in attesa del giudizio di merito. Ma gli alberi erano già stati abbattuti: novantotto, secondo quanto riportato dalla stampa.
A cosa serve ottenere tutela dalla giustizia se, nel frattempo, ciò che dovrebbe essere protetto viene distrutto?
I lavori sono cominciati il 30 settembre, quando era già noto che il Consiglio di Stato avrebbe discusso l’appello cautelare l’8 ottobre.
Si poteva aspettare, scegliere la prudenza ed evitare di rendere irreversibile una situazione ancora sottoposta all’esame dei giudici.
Non è stato fatto.
Non sappiamo se la scelta dei tempi sia stata motivata dalla volontà di anticipare il pronunciamento.
Sappiamo però quale ne è stato l’effetto: quando i giudici hanno disposto la protezione degli alberi rimasti, gran parte di quelli interessati dal progetto era già stata abbattuta.
Ed è proprio questo che ci indigna.
La fretta di abbattere, i tempi lunghi delle responsabilità
La storia di Bosco Ospizio non comincia oggi.
Già nel 2015, nell’area furono abbattuti 93 alberi senza le necessarie autorizzazioni.
Per affrontare le conseguenze di quegli abbattimenti sono trascorsi anni; per abbattere altri alberi, nel settembre 2026, sono bastati pochi giorni.
Una differenza di tempi che merita spiegazioni, non comunicati rassicuranti.
Il verde nei comunicati, le motoseghe nella realtà.
Conad continua a presentare il progetto come un intervento di riqualificazione, richiamando servizi pubblici, nuove aree verdi e benefici per il quartiere.
Ma nessuna promessa di verde futuro può cancellare il valore degli alberi già presenti, né trasformare la loro distruzione in una conquista ambientale.
La sostenibilità non si misura soltanto con il numero di alberi previsti nei progetti, ma anche con la capacità di salvaguardare quelli che esistono.
È questo il problema del greenwashing: quando la comunicazione ambientale diventa più importante delle conseguenze concrete delle scelte.
Il problema non riguarda soltanto le aziende, ma anche le amministrazioni pubbliche che approvano, sostengono e difendono interventi di questa natura continuando a parlare di tutela del territorio.
Il re è nudo.
Non bastano parole come sostenibilità, compensazione e riqualificazione per rendere accettabile ciò che è accaduto.
La responsabilità politica non può essere abbattuta insieme agli alberi
Il TAR non ha ancora stabilito nel merito la legittimità degli atti contestati. Questo è un fatto e va rispettato.
Ma la responsabilità politica e morale non si esaurisce nella verifica della legittimità formale di un’autorizzazione.
Un’amministrazione può avere gli strumenti per consentire un intervento, ma resta responsabile delle scelte che compie, dei valori che privilegia e del patrimonio ambientale che decide di sacrificare.
Perché non è stata scelta la prudenza? Perché non si sono attesi pochi giorni? E perché la tutela di un patrimonio verde esistente non ha avuto lo stesso peso dell’esigenza di procedere con il cantiere?
Gli alberi non ricrescono per effetto di una sentenza. Ciò che è stato distrutto non torna in vita con un comunicato stampa.
Quello che è successo a Bosco Ospizio riguarda tutti noi: il rapporto fra interessi economici, potere pubblico, tutela dell’ambiente e diritto dei cittadini a far valere le proprie ragioni.
Ai cittadini e alle associazioni che per mesi hanno difeso quel luogo va il nostro rispetto e la nostra solidarietà. La loro battaglia ha portato davanti alla giustizia amministrativa questioni che meritavano di essere ascoltate.
La decisione del Consiglio di Stato dimostra quanto fosse importante attendere. La distruzione già avvenuta dimostra quanto sia grave non averlo fatto.
Non possiamo continuare ad accettare che il territorio venga trasformato prima che le ragioni di chi lo difende possano essere valutate fino in fondo.
Un albero abbattuto non può aspettare la giustizia. Chi ha il potere di proteggerlo, invece, avrebbe potuto aspettare otto giorni.
Rassegna stampa
Bosco Ospizio: richiesta di verifica per il riconoscimento di un Mirabolano monumentale
A seguito di una segnalazione del Collettivo Ecosistemico Reggiano, il Ministero competente ha invitato gli enti territoriali a valutare un Mirabolano (Prunus cerasifera) superstite nell’area di Bosco Ospizio, per verificare la possibile classificazione come albero monumentale. L’esemplare, alto oltre dieci metri e con una circonferenza del tronco indicata in 286 centimetri, presenta anche cavità utilizzate dalla fauna. La procedura di verifica non equivale ancora al riconoscimento ufficiale.
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- Reggio Report — Bosco Ospizio distrutto: salvare un Mirabolano monumentale, procedura avviata dal Ministero. Il Comune verifichi come Conad agisce sul verde · 12 Ottobre 2026
Bosco Ospizio: gli attivisti contestano Comune e Conad e rilanciano la mobilitazione
Nella conferenza stampa del 10 ottobre, l’Assemblea Bosco Ospizio contesta a Conad Centro Nord, all’impresa Benassi e all’Amministrazione comunale di non aver atteso l’esito dell’udienza prima di procedere agli abbattimenti. Gli attivisti chiedono di fermare gli interventi sull’area fino alla decisione di merito del TAR e annunciano un corteo cittadino il 16 ottobre, in occasione dello Sciopero per il clima. L’ordinanza del Consiglio di Stato vieta ulteriori abbattimenti, ma non dispone lo stop dell’intero cantiere.
- Gazzetta di Reggio — La denuncia degli attivisti: «Se avessero aspettato l’ordinanza oggi Bosco Ospizio sarebbe ancora qui» · 11 Ottobre 2026
- Il Resto del Carlino — Bosco Ospizio, gli attivisti contro Comune e Conad: “I lavori hanno causato un ecocidio” · 11 Ottobre 2026
- ReggioSera — Bosco Ospizio, gli ambientalisti: “Conad ha abbattuto gli alberi prima dello stop” · 11 Ottobre 2026
- Stampa Reggiana — Bosco Ospizio, l’Assemblea rilancia la mobilitazione: “Ora nessun altro intervento sull’area” · 10 Ottobre 2026
- 24Emilia — Assemblea Bosco Ospizio: “È ecocidio, giunta Massari complice”. Venerdì corteo a Reggio · 10 Ottobre 2026
Bosco Ospizio: la distruzione dell’ecosistema e la questione delle responsabilità
Un approfondimento di Reggio Report ricostruisce in tono critico gli abbattimenti e la distruzione della vegetazione nell’area di Bosco Ospizio, sottolineando la rapidità degli interventi e interrogandosi sulle responsabilità e sui danni al patrimonio naturale. L’articolo propone una lettura critica distinta dalla cronaca dell’ordinanza del Consiglio di Stato.
Bosco Ospizio: il legale di Legambiente commenta la tutela cautelare del verde
L’avvocato Cristian Immovilli, legale di Legambiente, commenta la decisione cautelare del Consiglio di Stato sugli ulteriori abbattimenti a Bosco Ospizio. Secondo il legale il riconoscimento della necessità di salvaguardare il verde potrebbe rappresentare un precedente significativo; annuncia inoltre contestazioni relative alla procedura di rilascio del titolo edilizio per l’intervento.
- Gazzetta di Reggio — Bosco Ospizio, il legale di Legambiente: «La salvaguardia del verde farà scuola» · 10 Ottobre 2026
Bosco Ospizio: Conad interviene dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato
Conad Centro Nord commenta l'ordinanza del Consiglio di Stato sostenendo che il provvedimento non modifica sostanzialmente il progetto e che non sono previsti altri abbattimenti oltre a quelli già effettuati. L'azienda richiama gli interventi di riqualificazione e le piantumazioni previste nell'area. La posizione arriva dopo la sospensione cautelare degli ulteriori tagli.
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Bosco Ospizio: Materia Rinnovabile ricostruisce la vicenda e le scelte di Conad
Roberto Giovannini ripercorre la storia dell'area di Bosco Ospizio, le autorizzazioni urbanistiche, le ragioni dei cittadini e le posizioni di Conad, interrogandosi sulle conseguenze ambientali e reputazionali dell'intervento.
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