Cava Spalletti, i controlli sono davvero sufficienti?

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Il 17 settembre 2026 la Gazzetta di Reggio e Reggionline hanno dato notizia di un accertamento dei Carabinieri Forestali in una cava lungo il torrente Enza, nel territorio di Montecchio Emilia. Il giorno successivo, 18 settembre, la notizia è stata ripresa anche dal Resto del Carlino, identificando Cava Spalletti ed Emiliano Conglomerati come i destinatari del controllo. Secondo quanto riportato, i Forestali avrebbero contestato il superamento della quota di scavo consentita e il mancato rispetto delle prescrizioni previste per l’attività di escavazione, elevando sanzioni per un importo complessivo superiore a 26.000 euro.

Una notizia che rende ancora più attuale una questione che Montecchio Bene Comune aveva già sollevato con un’interrogazione presentata il 18 giugno 2026 e discussa nel Consiglio comunale del 23 luglio. In quell’occasione avevamo chiesto quali controlli venissero effettuati sull’attività estrattiva, chi fosse incaricato di svolgerli e con quale periodicità.

La risposta del Sindaco fu:

«L’Ufficio Tecnico ha incaricato un tecnico geologo abilitato e di fiducia ad eseguire periodici controlli sulle fasi di attività di cava con particolare riguardo al rispetto della normativa vigente e all’ottemperanza alle prescrizioni previste dalla convenzione estrattiva.»

Una risposta generica, che non chiariva quanti controlli vengano effettuati, con che frequenza e con quali modalità. Per questo abbiamo deciso di approfondire tramite un accesso agli atti, per ricostruire l’effettiva frequenza e modalità dei controlli.

Quanti controlli vengono effettuati?

Dagli atti acquisiti emerge un quadro abbastanza lineare: nel 2020 e 2021 risultano due verifiche all’anno, a luglio e ottobre, con rilievi topografici GPS e misure a campione. Per il 2022 invece non abbiamo trovato relazioni di controllo del tecnico incaricato. Nel 2023 tornano due verifiche, ancora a luglio e ottobre. Per il 2024 non risulta alcun rilievo topografico commissionato per la Cava Lorenzana; si parla solo di un controllo di tipo documentale. Nel 2025 risulta una sola verifica a ottobre.

In sintesi, al massimo due controlli all’anno, concentrati nei mesi di luglio e ottobre e basati su misure a campione.

È uno schema estremamente regolare e prevedibile, che ci porta a chiederci se una frequenza e una modalità di controllo di questo tipo possano essere considerate davvero adeguate per verificare un’attività estrattiva di queste dimensioni.

Come vengono effettuate le misurazioni?

I controlli si svolgono tramite rilievi topografici che utilizzano una rete di capisaldi, cioè punti di riferimento fissi con coordinate note, necessari per misurare con precisione quote e posizioni.

Nel caso della Cava Lorenzana, la rete era composta inizialmente da quattro capisaldi interni, realizzati come chiodi topografici saldamente infissi in manufatti di calcestruzzo appositamente predisposti e identificati in modo permanente.

Nel 2015 questa rete è stata integrata con quattro capisaldi esterni al Polo estrattivo. Questi punti esterni sono utili perché non sono direttamente interessati dall’attività di scavo e potrebbero quindi servire anche a verificare nel tempo la correttezza dei riferimenti interni.
Tuttavia, nelle relazioni esaminate, non abbiamo trovato documentazione di controlli periodici dei capisaldi interni attraverso il confronto con quelli esterni.

Errori e incongruenze nei report annuali

Oltre alla frequenza e alle modalità dei controlli, dagli atti emergono anche errori e incongruenze in alcune relazioni tecniche, con scostamenti e discrepanze nei volumi dichiarati, segnalate anche dalla stessa società esercente in una nota del 2022.
È importante capire se e come questi dati siano stati rettificati e se gli oneri dovuti siano stati correttamente recuperati.

Chi paga i controlli?

Dall’analisi delle convenzioni e della documentazione acquisita con l’accesso agli atti non risulta chiaro chi sostenga i costi delle verifiche svolte dal geologo incaricato dal Comune e degli eventuali rilievi tecnici collegati.

Se questi costi risultassero, anche solo in parte, a carico dell’Amministrazione e quindi della collettività, si porrebbe un tema di equità.
L’attività estrattiva comporta infatti enormi danni geosistemici e una profonda trasformazione ambientale e paesaggistica, mentre la contropartita economica per la società è costituita essenzialmente dagli oneri previsti dalla normativa e dagli extra-oneri in convenzione. Circa 70 centesimi per metro cubo di materiale estratto
Se anche le spese necessarie a controllare il corretto svolgimento dell’attività dovessero ricadere sulla collettività, si aggiungerebbe un’ulteriore questione sul rapporto tra costi sostenuti dal territorio e ritorno per la comunità.

Abbiamo presentato una nuova interrogazione

Per queste ragioni abbiamo presentato una nuova interrogazione.
Abbiamo spesso avuto la percezione che il lavoro di controllo svolto dal nostro gruppo venga considerato più come un disturbo che come parte del ruolo dell’opposizione. Per noi, invece, verificare gli atti e porre domande significa lavorare nell’interesse della collettività.
Quanto emerso con l’intervento dei Carabinieri Forestali dimostra che non stiamo sollevando questioni astratte.
Per questo ci aspettiamo risposte serie, puntuali e nel merito.

Rassegna stampa

17 Settembre 2026

Controlli dei Carabinieri Forestali su una cava nell’area dell’Enza

Le cronache riportano un controllo dei Carabinieri Forestali su una cava lungo l’Enza, con contestazioni sulle modalità di escavazione e sanzioni per oltre 26 mila euro.

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