Aperitivo in Villa: conoscere i luoghi, capire le trasformazioni

Novità5 min di lettura

Sabato 19 settembre abbiamo trascorso un pomeriggio di incontro, scoperta e confronto con tanti cittadini, camminando insieme nei luoghi interessati dalla Variante Nord e dall’ampliamento del Polo estrattivo Spalletti.

Aperitivo in Villa è stato prima di tutto questo: uscire dalle carte e dai progetti, percorrere i campi e vedere con i propri occhi un territorio sul quale nei prossimi anni potrebbero intervenire trasformazioni profonde.

L’iniziativa è stata possibile grazie all’impegno, anche economico, delle famiglie e delle aziende agricole Mammi e Bolondi, all’ospitalità del pittore Lino Frongia, che ci ha aperto le porte della , e alla Tenuta La Piccola di Giuseppe Fontana, che ha offerto il vino per l’aperitivo conclusivo.
A tutti loro va il nostro sincero ringraziamento.

Dove passerà la Variante Nord

Durante la passeggiata abbiamo attraversato i luoghi nei quali è previsto il passaggio della nuova Variante Nord.
Vederne il tracciato sul terreno è molto diverso dal seguirlo sopra una planimetria.

Abbiamo camminato tra campi coltivati, medicai, prati stabili e vigneti, gli stessi paesaggi agricoli che stanno alla base di produzioni che rappresentano una parte importante dell’identità del nostro territorio, dal Parmigiano Reggiano ai vini locali.

Abbiamo visto quanto la nuova strada si avvicinerà ad abitazioni e aziende agricole e quali terreni saranno direttamente interessati dal suo passaggio.

Ed è proprio davanti a questi luoghi che emerge una delle contraddizioni che da tempo sottolineiamo: da una parte celebriamo il valore del paesaggio agricolo e delle sue produzioni, dall’altra continuiamo a destinare porzioni importanti di quello stesso territorio a strade e attività estrattive.

I campi e l’espansione della cava

Il percorso ci ha portati anche nell’area interessata dall’ampliamento del Polo Spalletti.
Durante la passeggiata abbiamo potuto osservare ciò che rischia di cambiare: vigne produttive, coltivazioni, pozzi utilizzati dalle aziende agricole e un paesaggio ancora largamente rurale.
È difficile comprendere davvero la dimensione di una cava leggendo soltanto un numero di metri cubi o di ettari. Camminando quei terreni, invece, quelle misure acquistano improvvisamente una scala reale.

La Quercia Solitaria

Uno dei momenti più suggestivi della giornata è stato l’incontro con la grande Quercia Solitaria della Tenuta Spalletti.
Il botanico Ugo Pellini, che ci ha accompagnati nella lettura del paesaggio, l’ha identificata come una roverella, un grande esemplare con una circonferenza superiore ai tre metri e un’età stimata nell’ordine di oltre un secolo.

Non è soltanto un grande albero.
È una testimonianza di un paesaggio agricolo antico, nel quale alberi di queste dimensioni venivano conservati lungo i confini dei poderi, nei pressi dei fossi e delle opere idrauliche e diventavano punti di riferimento nel territorio. Erano anche luoghi d’ombra e di riparo per chi lavorava nei campi.
Quella quercia è arrivata fino a noi mentre quasi tutto intorno è cambiato.

Per questo riteniamo importante che le trasformazioni previste nell’area tengano conto non soltanto delle superfici e dei volumi riportati nei progetti, ma anche degli elementi naturali e storici che costruiscono l’identità di un paesaggio.

Quando la Tenuta Spalletti era un laboratorio agricolo

La passeggiata ci ha permesso anche di ricordare un’altra storia di questi luoghi.
Nella seconda metà dell’Ottocento la Tenuta Spalletti era una vastissima azienda agricola che si estendeva nel territorio compreso tra Montecchio e la pianura verso Gattatico.

Non era semplicemente una grande proprietà fondiaria: rappresentò per anni un luogo di sperimentazione agricola nel quale venivano introdotte tecniche e tecnologie innovative per l’epoca.
un passaggio che aiuta a guardare questa campagna in modo diverso.

Quello che oggi può apparire soltanto come un insieme di appezzamenti agricoli è in realtà il risultato di secoli di trasformazioni, lavoro e organizzazione del territorio.

Quattromila anni di storia alla Tenuta Al Monte

L’ultima tappa ci ha portati alla Tenuta Al Monte, leggermente sopraelevata rispetto alla campagna circostante.
Qui il paesaggio racconta una storia ancora più lunga.

Alla fine dell’Ottocento l’archeologo Gaetano Chierici individuò nell’area testimonianze di insediamenti antichi. Nel sito sono documentate tracce che riconducono all’età del Bronzo e ad altre fasi successive di frequentazione del territorio.
L’oratorio dedicato a Sant’Antonio da Padova risale al Seicento, mentre la villa, costruita nel Settecento dai conti Canossa, entrò successivamente a far parte della proprietà Spalletti.

Oggi questo luogo unisce campagna, storia e arte. Ad accoglierci è stato il pittore montecchiese Lino Frongia.
Qui si è conclusa la nostra passeggiata con un aperitivo e, soprattutto, con tante conversazioni.

Guardare una carta non basta

Durante il pomeriggio è accaduta una cosa che per noi rappresenta il senso stesso dell’iniziativa.
I cittadini hanno collegato i luoghi attraversati ai propri ricordi e a quelli delle proprie famiglie. Qualcuno conosceva quei campi, qualcuno ricordava persone che vi avevano lavorato, altri li attraversavano per la prima volta.

E progressivamente linee, superfici e numeri riportati nei progetti sono diventati strade, alberi, vigne, case, aziende agricole e pezzi di storia locale.

È proprio per questo che continueremo a chiedere che le scelte sulla Variante Nord, sulle tangenziali e sull’ampliamento delle cave siano discusse con informazioni complete e con un coinvolgimento reale della comunità.
Le trasformazioni previste sono troppo importanti per essere considerate soltanto opere sulla carta.
Riguardano il territorio nel quale viviamo e quello che lasceremo a chi verrà dopo di noi.

Il prossimo appuntamento

Il prossimo appuntamento sarà sabato 26 settembre, dalle ore 10, in Piazza della Repubblica.
Continueremo a portare pubblicamente le nostre domande e le nostre proposte sulle scelte che riguardano il futuro di Montecchio Emilia.

La partecipazione è il primo bene comune.

Articoli simili