Boicottare è un diritto, non un attacco ai lavoratori
Un antico proverbio dice che quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito.
È un’immagine che descrive bene le polemiche seguite alle dichiarazioni di Paolino Russo sul boicottaggio di Conad. Invece di discutere delle ragioni che hanno motivato quella posizione, si preferisce concentrare l’attenzione su chi l’ha espressa, arrivando a presentare una forma pacifica di protesta come un attacco ai lavoratori.
Le dichiarazioni di Stefano Raschi e, più recentemente, di Gianluca Fontana sembrano muoversi proprio in questa direzione.
Eppure la questione è molto più semplice.
Apprezziamo ovviamente la scelta di Conad di riutilizzare gli spazi dell’ex Sigma, evitando la costruzione di un nuovo insediamento commerciale e il conseguente consumo di altro suolo. Consideriamo ancor più positivamente il mantenimento dei posti di lavoro e la restituzione di un servizio ai cittadini.
Sono scelte che vanno riconosciute e apprezzate.
Ma questo non significa che tutte le politiche del marchio Conad debbano essere considerate altrettanto positive.
Il problema sono le scelte ambientali
A Reggio Emilia, il progetto commerciale nell’area del Bosco Ospizio ha comportato l’abbattimento di numerosi alberi maturi, nonostante la mobilitazione di cittadini e associazioni ambientaliste.
Un patrimonio ambientale cresciuto in decenni è stato sacrificato per lasciare spazio a un nuovo insediamento commerciale. Il successivo intervento del Consiglio di Stato, che ha fermato ulteriori abbattimenti, rende ancora più evidente quanto fosse importante attendere prima di procedere con i tagli.
Anche a Modena, nell’area della Sacca, progetti di sviluppo commerciale legati a Conad hanno suscitato contestazioni sul consumo di suolo e sulle conseguenze ambientali.
Questi episodi pongono una questione che va oltre i singoli interventi: quale modello di sviluppo commerciale vogliamo sostenere?
Uno che continui a occupare nuove aree e a sacrificare il patrimonio verde oppure uno che privilegi il recupero degli edifici esistenti, la rigenerazione urbana e la tutela del territorio?
La scelta compiuta da Conad a Montecchio dimostra che il riutilizzo degli spazi esistenti è possibile. Ed è proprio per questo che riteniamo legittimo chiedere al marchio maggiore coerenza nelle sue politiche ambientali.
Il boicottaggio è una scelta libera e non violenta
Il boicottaggio non è un’aggressione, non è un’intimidazione e non è un attacco a chi lavora.
È una forma di dissenso individuale, attraverso la quale un cittadino consapevole decide di non acquistare beni o servizi da un’impresa della quale non condivide determinate scelte.
È uno strumento che appartiene alla storia delle mobilitazioni civili e che permette anche a chi non dispone di grandi risorse economiche o di potere politico di esprimere concretamente la propria posizione.
Le grandi aziende hanno strumenti pubblicitari, risorse finanziarie e capacità di influenza sulle decisioni economiche e territoriali. I cittadini possono manifestare, rivolgere appelli, partecipare alle iniziative pubbliche e, quando ritengono che queste forme di pressione non siano sufficienti, scegliere di non finanziare con i propri acquisti determinate politiche aziendali.
Il boicottaggio è spesso l’ultima possibilità che rimane al consumatore per farsi ascoltare.
Nessuno è obbligato ad aderirvi. Ognuno mantiene pienamente la libertà di decidere dove fare la spesa.
Ma sarebbe paradossale negare a qualcuno il diritto di compiere questa scelta proprio mentre si rivendica la libertà di mercato.
Ambiente e lavoro non sono in contrapposizione
Presentare la critica alle scelte di Conad come una posizione ostile ai lavoratori significa costruire una contrapposizione che non esiste.
Difendere l’occupazione non richiede di rinunciare alla tutela dell’ambiente. E difendere l’ambiente non significa essere contrari alle attività economiche.
Al contrario, riteniamo che le imprese debbano garantire entrambe le cose: lavoro dignitoso e comportamenti rispettosi del territorio.
Apprezzare la riapertura di un punto vendita a Montecchio e contestare l’abbattimento degli alberi al Bosco Ospizio non è una contraddizione.
È semplicemente la capacità di distinguere tra scelte differenti, riconoscendo quelle positive e criticando quelle che non condividiamo.
La proposta di boicottaggio, del resto, non nasce a Montecchio né dalle parole di Paolino Russo. Si inserisce in una mobilitazione promossa dagli ambientalisti impegnati nella difesa del Bosco Ospizio.
Russo ha espresso una posizione politica e personale, che ciascuno può condividere o contestare, ma che merita di essere discussa per le sue motivazioni e non liquidata come un gesto irresponsabile.
Il vero tema non è se Paolino Russo abbia il diritto di invitare al boicottaggio. Quel diritto esiste. Il tema è se le politiche ambientali di Conad siano coerenti con la responsabilità che una grande impresa dovrebbe assumersi nei confronti del territorio.
È di questo che vorremmo discutere.





