Parco Pozzi, Area di Riequilibrio Ecologico Sorgenti dell'Enza a Montecchio Emilia

Pedalando dove passerà la tangenziale

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Domenica siamo andati in bicicletta alla scoperta di un territorio che molti di noi attraversano ogni giorno, ma che forse conoscono ancora troppo poco.

È il territorio su cui è prevista la tangenziale sud-ovest: prati, argini, vegetazione spontanea e ambienti che conservano ancora l’aspetto che aveva il perialveo dell’Enza prima che escavazioni, infrastrutture e trasformazioni del territorio ne modificassero profondamente il paesaggio.

Ad accompagnare i partecipanti è stato il professor Ugo Pellini, che ci ha guidati attraverso l’Area di Riequilibrio Ecologico “”, il nostro Parco Pozzi.

Un luogo sorprendente, dove natura e storia si intrecciano. Qui si trovano ancora i pozzi dell’acquedotto realizzato alla fine dell’Ottocento, grazie al quale l’acqua proveniente dal sottosuolo dell’Enza ha dissetato Reggio Emilia per oltre un secolo.

Grazie anche alla disponibilità dei tecnici di Iren abbiamo potuto vedere da vicino i pozzi, conoscere la storia dell’acquedotto e comprendere quanto particolare e delicato sia l’equilibrio idrico di quest’area.

La nuova tangenziale non attraverserà l’Area di Riequilibrio Ecologico, ma passerà accanto ad essa, interessando un territorio nel quale l’acqua è molto vicina alla superficie e che conserva ancora spazi verdi, prati e habitat per la fauna selvatica.

Conoscere questi luoghi significa anche capire meglio che cosa rischiamo di perdere quando consumiamo nuovo suolo.

Ma questa volta non vogliamo raccontarvi la mattinata con le parole di Montecchio Bene Comune.

Lo facciamo con quelle della nostra Katia, che abita a pochi passi da questi luoghi e che domenica li ha riscoperti insieme a noi.

IL RACCONTO DI KATIA

Pedalando nei luoghi della tangenziale

Per l’occasione, il pomeriggio prima tiro fuori la bicicletta che non tocco da minimo 15 anni, gonfio le ruote e prego che il detto che non si dimentica mai come andare in bici sia vero.

Ore 9.20, parto. Il detto sembra sia giusto: sto pedalando.

Direzione piazza, dove c’è il ritrovo. 1 km da dove abito. Saluto e stringo la mano al prof. Pellini che, in tenuta professionale da ciclista, ci darà nozioni sulla natura arborea e floreale del Parco Pozzi.

Prima tappa: viale alberato (), per ammirare i tigli di 70 anni che danno il benvenuto a chiunque arrivi a Montecchio dal . C’è fresco, l’ombra è molto piacevole… Non saprei dire quanti gradi in meno ci siano rispetto alla piazza completamente cementificata, ma la differenza si sente… eccome se si sente. E dopo questa estate infernale è una boccata d’aria fresca.

Si vede anche l’incuria nella mancata manutenzione del viale, con le foglie cadute lasciate a terra che non aiutano né le biciclettate né le passeggiate.

Noto che mancano gli occhi che erano stati messi da qualche dissidente per segnalare a chiunque quali alberi sono destinati all’abbattimento per la costruzione della rotonda “nord” della nuova tangenziale… Colpo di vento? Nessuno ci crede.

Si riparte… destinazione Parco Pozzi. Passiamo per i Rivoni, l’argine che si trova proprio di fronte a casa mia e che era il mio parco giochi. È proprio sui Rivoni che, ricordo perfettamente, all’età di 6/7 anni ho avuto il primo e unico incontro con un ramarro. Probabilmente più spaventato di me, si alzò su due zampe e mi corse dietro. All’epoca fu traumatico, ora lo ricordo con nostalgia. E non parliamo di quando ancora veniva la neve… Su e giù per l’argine con lo slittino.

La tangenziale non toccherà i Rivoni, passerà però sui prati e si cementificherà dove oggi c’è verde e ci sono animali selvatici liberi. Questa zona è frequentata dai montecchiesi, le persone vengono a fare passeggiate. Qui, grazie alla brezza che arriva dall’Enza, ancora, un po’, si respira la sera.

Arriviamo al Parco Pozzi. È a pochissima distanza da dove abito, eppure so poco e niente. Me lo ricordo perché alle medie la scuola ci portava lì per l’orienteering e pensavo: “Se mi perdo, sono vicino a casa”.

Ad attenderci ci sono due funzionari di Iren, molto disponibili e gentili. È Iren la proprietaria dell’area. Ci spiegano la storia e la costruzione dell’acquedotto voluto e pagato da Ulderico Levi e di come l’acqua dell’Enza, filtrata dalla ghiaia del sottosuolo, arrivasse a Cavriago e poi a Reggio.

Il prof. Pellini ci fa notare dei bellissimi fiori rosa, fiori di colchico da non confondere con i fiori di croco, perché questi sono velenosi. Ci inoltriamo nella passeggiata, la vegetazione è spontanea. Vediamo il biancospino, delle grandi querce e due funghi. Nella nostra ignoranza facciamo una ricerca Google… l’IA ci dice che sono prugnoli. Li lasciamo lì, dove è giusto che stiano.

Durante la passeggiata si fanno considerazioni… Se lasciamo tutto com’è, la natura farà ciò che deve fare e questa zona diventerà un bosco. Cerchiamo solo di salvaguardare gli edifici degli anni ’20 che stanno per essere inglobati dalle piante, togliamo l’erba infestante e magari puliamo il sentiero e rendiamo conoscibile a chiunque questo bellissimo angolo protetto di Montecchio. Una zona di riequilibrio ecologico.

La tangenziale non passerà in mezzo al Parco Pozzi perché è un luogo protetto, ma lo affiancherà. E le sorgenti, con acqua a livello molto superficiale: come possiamo sapere che saranno adeguatamente tutelate e salvaguardate? In questa zona di Montecchio l’acqua è veramente a pochi metri. Anche casa mia ha un pozzo, proprio perché appena scavi c’è acqua. È anche zona alluvionale, l’Enza non è poi così distante.

Ci aprono i pozzi. C’è stata siccità e l’acqua è molto bassa e non la vedo. Ma che meraviglia questa ingegneria. L’addetto Iren fa notare che ogni pozzo numerato ha la sua lastra in marmo… Non si badava a spese e si aveva la cultura del bello e dell’utile.

Si passa vicino alla casa del custode, ora ormai in rovina, e una signora mi racconta che l’ultimo custode è stato trovato morto proprio in quella casetta, sul posto di lavoro… Io penso solo che una volta questo posto aveva un custode e che badava lui a tutto… E guarda ora.

Torniamo indietro verso l’entrata, ci salutiamo e ci diamo appuntamento per le prossime mobilitazioni per la salvaguardia del nostro territorio.

Riprendo la bici, in un minuto sono a casa. Abito di fianco a questo pezzo di storia, di ingegneria, di natura e non sapevo nulla di nulla.

La mobilitazione per la salvaguardia del nostro suolo e del nostro verde mi ha arricchito di nozioni che mi fanno capire ancora di più cosa c’è in ballo.

Per capire bisogna vedere e conoscere.

E la mia risposta è ancora più forte di prima: no tangenziali, no cave, no consumo di suolo.

Visitare il Parco Pozzi

L’Area di Riequilibrio Ecologico “Sorgenti dell’Enza”, conosciuta a Montecchio come Parco Pozzi, non è normalmente aperta al pubblico.

Nel corso dell’anno vengono organizzate aperture e visite guidate che permettono di conoscere l’area, la sua vegetazione, la storia dell’acquedotto e gli antichi pozzi ancora presenti al suo interno.

Per conoscere le modalità di accesso e avere informazioni sulle visite e sulle aperture in programma è possibile rivolgersi all’URP – Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Montecchio Emilia: contatta l’URP.

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