Interrogazione sull’ampliamento di Cava Spalletti
Domande del Gruppo consiliare Montecchio Bene Comune e risposte dell’Amministrazione comunale sui principali aspetti legati all’ampliamento della Cava Spalletti: costi e benefici economici, fabbisogno di inerti, impatti ambientali, traffico, controlli, ripristino agricolo e impianto agrivoltaico.
Interrogazione
18 giugno 2026
Risposta
23 luglio 2026
I testi delle domande e delle risposte sono riportati senza riformulazioni.
Aspetti economici

Paolino Russo – Capogruppo Montecchio Bene Comune
Quali sono gli oneri, contributi o corrispettivi che il Comune percepisce per ogni metro cubo di materiale estratto dalla Cava Spalletti?
Quale ammontare complessivo è stato incassato annualmente dal Comune negli ultimi dieci anni dell’attività estrattiva del Polo EN008 “Spalletti”?
Quali somme si prevede di incassare a seguito dell’ampliamento previsto dalla Variante al PAEIl PAE - Piano Attività Estrattive è lo strumento con cui il Comune disciplina le attività estrattive sul proprio territorio. Individua le aree in cui possono operare le cave e ne stabilisce quantità estraibili, modalità di coltivazione, interventi di recupero e misure di tutela ambientale. Approfondisci?
Con quali criteri vengono utilizzate le risorse derivanti dall’attività estrattiva? Esistono specifici capitoli di bilancio o vincoli di destinazione?

Fausto Torelli – Sindaco
Esistono ONERI e EXTRA-ONERI.
Per quanto concerne Oneri 0,70 al m³ diminuiti del 10% alla presentazione di documentazione attestante l’iscrizione alla white list per gli operatori operanti in cava (L.R. 18 del 2016) di tale ammontare il 5% alla RERLa sigla RER viene utilizzata come abbreviazione di Regione Emilia-Romagna, l’ente territoriale regionale competente, tra l’altro, in materia di pianificazione, ambiente, sanità e infrastrutture. e il 20% all’Amministrazione Provinciale.
Per quanto concerne gli Extra Oneri pari a 0,30 EURO al m³.
Totale EURO in dieci anni 1.502.588,92 di cui EURO 930.232,10 in quanto ad Oneri e 572.326,82 in quanto ad Extra Oneri.
Le somme sono in relazione ai metri estratti annualmente e alle normativa vigente, come in precedenza descritta, a cui vanno aggiunti gli extra oneri pattuiti a convenzione e quindi varieranno negli anni di durata dell’escavazione e del prezzo al m³ eventualmente aggiornato.
Esistono vincoli di bilancio per l’utilizzazione degli oneri. Per gli Extra Oneri tali vincoli sono sanciti dall’Articolo 10 della Convenzione.
Calcolo del fabbisogno

Come è stato determinato il volume di escavazione autorizzato nell’ambito dell’ampliamento della cava, quantificato in circa 1.900.000 metri cubi?
Tale volume è stato determinato sulla base delle richieste formulate dagli operatori del settore estrattivo oppure sulla base di una valutazione indipendente del fabbisogno effettivo di inerti del territorio?

I quantitativi pianificati sono stati valutati in base ai fabbisogni dell’impianto e calcolati sulla base delle esigenze di mercato, esigenze parametrate sulla base dei consumi dell’ultimo decennio.
Tali quantitativi sono stati ritenuti congrui con i giacimenti e con le richieste del fabbisogno, da parte delle autorità preposte a livello Provinciale e Regionale.
La nostra valutazione ★★★★★
La risposta conferma che il volume autorizzato è stato determinato in base alle esigenze di mercato e dei fabbisogni dell’impianto, cioè delle richieste del settore estrattivo.
Resta però una questione fondamentale: queste valutazioni continuano a fare riferimento al PIAEIl PIAE - Piano Infraregionale delle Attività Estrattive è il piano provinciale che programma e coordina le attività estrattive sull’intero territorio della provincia. Stabilisce il fabbisogno di materiali, individua le aree idonee e assegna ai Comuni quantità e criteri che devono essere recepiti nei rispettivi PAE. Approfondisci (Piano Infraregionale delle Attività Estrattive) della Provincia di Reggio Emilia, approvato nel 2002 ed entrato in vigore nel 2004, in un contesto economico completamente diverso, segnato anche dalla realizzazione della TAVLa sigla TAV – Treno ad Alta Velocità è comunemente usata nel dibattito pubblico per indicare i sistemi ferroviari e le infrastrutture dedicati ai collegamenti veloci. Le nuove linee possono avere effetti rilevanti sulla mobilità, sull’uso del suolo e sul territorio attraversato..
Il PIAE è uno strumento di pianificazione con un orizzonte temporale decennale e dovrebbe essere sottoposto a una verifica generale almeno ogni dieci anni. Quello oggi vigente è invece in vigore da oltre vent’anni, senza essere stato aggiornato per verificare se le previsioni di fabbisogno siano ancora coerenti con le esigenze attuali del territorio.
È quindi legittimo domandarsi se l’autorizzazione all’estrazione di ulteriori 1,9 milioni di metri cubi di ghiaia sia realmente fondata su un fabbisogno pubblico effettivo.
Utilizzo di materiali alternativi

Nell’ambito di tale valutazione sono stati considerati scenari alternativi, quali il recupero e il riuso di materiali derivanti da demolizioni, rigenerazione urbana o recupero di edifici dismessi e inutilizzati?

Sono sempre previste, per gli usi ritenuti idonei, gli utilizzi di fonti alternative, ancorché sempre in forte carenza rispetto alle richieste del mercato.
La nostra valutazione ★★★★★
La risposta del Sindaco richiama una presunta “forte carenza” di materiali alternativi rispetto alle esigenze del mercato. Si tratta però di un’affermazione che meriterebbe di essere supportata da dati aggiornati.
L’ingegner Ravaioli del SITEB (Associazione Strade Italiane e Bitumi), in un comunicato del 18 gennaio 2024, evidenziava come il recupero del fresato d’asfalto sia in costante crescita: in Italia viene ormai recuperato circa il 60% del materiale proveniente dalla rimozione delle pavimentazioni stradali, evitando ogni anno l’utilizzo di circa 10 milioni di tonnellate di nuovi inerti e oltre 420.000 tonnellate di bitume. Un dato ancora inferiore alla media europea (68%), ma che dimostra come esistano ampi margini di crescita nell’impiego di materiali riciclati.
È significativo ricordare che lo stesso ing. Ravaioli, durante l’incontro pubblico “Traffico pesante e Odori Molesti” del 19 maggio 2021, spiegò che gli odori provenienti dallo stabilimento Emiliana Conglomerati della Barcaccia erano dovuti proprio alla lavorazione del fresato d’asfalto, sottolineando il valore ambientale del suo riutilizzo.
Il vero tema, quindi, non è se esistano materiali alternativi, ma quanto si voglia investire per incrementarne l’utilizzo e ridurre il consumo di nuove risorse naturali.
Nelle valutazioni che portano ad autorizzare nuove escavazioni continuano infatti a pesare quasi esclusivamente le esigenze del mercato, mentre restano sostanzialmente esclusi i costi ambientali e sanitari dell’estrazione: consumo irreversibile del territorio, incremento del traffico pesante, emissioni, polveri, rumore e impatti sulla qualità della vita dei cittadini.
Non a caso, diversi Paesi europei, tra cui il Regno Unito, hanno scelto di utilizzare anche la leva fiscale per rendere economicamente più conveniente il recupero degli inerti rispetto all’estrazione di nuovi materiali, ottenendo nel tempo un sensibile incremento del riciclo e una riduzione del consumo di risorse naturali.
Utilizzo degli inerti

Quale quota del materiale estratto è destinata alle opere infrastrutturali previste sul territorio comunale e quale quota è destinata ad altri utilizzi?

Non sono ad oggi quantificabili con esattezza le esigenze del comune di Montecchio Emilia in termini di tipo di materiali e m³: sono valide le valutazioni retrospettive.
La nostra valutazione ★★★★★
La risposta è sorprendente. A Montecchio Emilia sono infatti in fase avanzata di progettazione due importanti opere infrastrutturali, la Tangenziale Sud-Ovest e la Bretella Nord, eppure l’Amministrazione dichiara di non disporre nemmeno di una stima approssimativa del fabbisogno di inerti che tali interventi richiederanno.
Se non è possibile quantificare il fabbisogno delle principali opere previste sul territorio comunale, diventa difficile comprendere su quali basi si possa ritenere necessario autorizzare l’estrazione di ulteriori 1,9 milioni di metri cubi di ghiaia.
Questa risposta conferma che il volume autorizzato non è stato definito partendo dalle esigenze delle opere pubbliche locali, ma da valutazioni di carattere molto più generale, senza che venga chiarito quale quota del materiale estratto sia effettivamente destinata a soddisfare i bisogni del territorio di Montecchio Emilia.
Vincoli sull’utilizzo degli inerti

È previsto un vincolo o un accordo che imponga al concessionario di destinare prioritariamente il materiale estratto alle opere pubbliche del territorio o comunque all’ambito provinciale o regionale?

Non è previsto alcun vincolo all’uso territoriale come non è previsto un quantitativo destinato all’uso in Provincia o Regione.
La nostra valutazione ★★★★★
La risposta conferma che non esiste alcun vincolo che obblighi il concessionario a destinare gli inerti estratti alle opere pubbliche del territorio, della provincia o anche solo del bacino dell’Enza.
Questo pone una questione evidente. Se il materiale può essere commercializzato liberamente ovunque, su quali basi viene valutata la congruità dei quantitativi autorizzati rispetto ai fabbisogni del territorio?
La contraddizione emerge con ancora maggiore evidenza nella Determinazione della Regione Emilia-Romagna n. 13509 del 9 luglio 2026. A pagine 12 e 13 si afferma infatti che l’ampliamento della pianificazione estrattiva è necessario perché i quantitativi residui disponibili nel bacino dell’Enza non sarebbero sufficienti a garantire il fabbisogno di inerti per le opere pubbliche previste, in particolare per la Tangenziale Nord di Montecchio Emilia. Secondo la Regione, in assenza dell’ampliamento, sarebbe necessario approvvigionarsi da altri bacini provinciali, extraprovinciali o extraregionali, con un conseguente aumento delle percorrenze dei mezzi pesanti e dei relativi impatti ambientali ed economici.
Ma se, come conferma il Sindaco, non esiste alcun vincolo territoriale sulla destinazione del materiale estratto, nulla impedisce che gli inerti provenienti da Cava Spalletti vengano a loro volta commercializzati fuori provincia o fuori regione, generando gli stessi trasporti e gli stessi impatti ambientali che la Regione afferma di voler evitare.
Non si tratta di una responsabilità del Comune, ma di un evidente limite dell’attuale sistema di pianificazione. Proprio per questo ci si aspetterebbe che l’Amministrazione, chiamata a tutelare la salute e la qualità della vita dei cittadini, evidenziasse con forza questa incoerenza nelle sedi istituzionali competenti.
Impatti ambientali e servizi ecosistemici

Il Comune ha effettuato una valutazione del danno ambientale e della perdita di Servizi Ecosistemici conseguenti all’ampliamento della cava?
In particolare, come sono state valutate economicamente le perdite relative alle funzioni ecosistemiche del suolo, quali la produzione agricola, la regolazione idrologica, il sequestro di carbonio, il supporto alla biodiversità e il valore paesaggistico?
È intenzione dell’Amministrazione rendere pubbliche le valutazioni economiche delle perdite di servizi ecosistemici associate all’intervento e tenerne conto nella programmazione economica e territoriale del Comune?

Gli impatti ambientali e le relative valutazioni non sono solo di competenza del Comune ma delle Agenzie provinciali e Regionali a tal scopo dedicate che hanno sovrinteso all’iter autorizzativo e non hanno espresso pareri ostativi.
L’Amministrazione Comunale pertanto si affida agli organi competenti e autorizzati, preposti all’iter autorizzativo, previsti dalla normativa vigente.
La nostra valutazione ★★★★★
È evidente che la valutazione tecnica degli impatti ambientali rientri nelle competenze degli enti e delle agenzie preposte. Tuttavia, questo non esaurisce il ruolo dell’Amministrazione comunale.
Un Comune è chiamato a rappresentare e tutelare gli interessi della propria comunità. Per questo dovrebbe conoscere e valutare anche il costo economico della perdita di suolo e dei servizi ecosistemici che essa comporta, così da poter assumere decisioni più consapevoli e negoziare le migliori condizioni possibili a tutela del territorio.
Il consumo di suolo non comporta soltanto la perdita di superficie agricola, ma anche di funzioni essenziali come la regolazione delle acque, il sequestro di carbonio, il supporto alla biodiversità, il valore paesaggistico e altri servizi ecosistemici che, oggi, possono essere stimati anche dal punto di vista economico attraverso metodologie consolidate, come quelle sviluppate da ISPRAL’ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale è un ente pubblico nazionale di ricerca che svolge attività tecnico-scientifiche, di monitoraggio e supporto alle politiche in materia ambientale..
Riteniamo quindi che, accanto alle valutazioni degli enti competenti, sarebbe opportuno che il Comune quantificasse e rendesse pubbliche anche le perdite economiche associate ai servizi ecosistemici compromessi dall’ampliamento della cava.
Solo conoscendo il valore complessivo delle risorse che vengono sottratte alla collettività è possibile valutare se le compensazioni previste siano realmente adeguate e perseguire il massimo livello di tutela e di riequilibrio per il territorio.
Traffico e trasporti

È stata effettuata una stima dell’aumento del traffico pesante generato dall’ampliamento della cava? Quanti transiti aggiuntivi di mezzi pesanti sono previsti mediamente ogni giorno e ogni anno durante il periodo di escavazione?
Sono state valutate le ricadute sulla viabilità comunale, sulla qualità dell’aria, sul rumore e sulla sicurezza stradale?
Ci risulta che siano state rilasciate autorizzazioni al transito di veicoli pesanti adibiti al trasporto di inerti attraverso il centro abitato di Montecchio Emilia.
Quanti permessi sono stati rilasciati negli ultimi dieci anni e quanti sono attivi?
Quali modalità di controllo vengono adottate per verificare il rispetto delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni rilasciate?
Quanti controlli specifici sono stati effettuati negli ultimi dieci anni e quanti verbali o contestazioni sono stati elevati?

Sia il traffico che i trasporti non verranno incrementati dall’ampliamento di cava.
L’ampliamento dimensionale incide solo sulla continuità dell’attività lavorativa e quindi sulla durata temporale dell’attività lavorativa dell’Azienda Escavatrice e non sul volume annuo di lavoro.
Le autorizzazioni al transito sono raggiornate ai mezzi attuali impiegati e comunque rilasciate fino a fine 2027.
I controlli sono effettuati dalle autorità preposte a cui andranno indirizzate le richieste formulate nella presente interrogazione circa le contestazioni effettuate.
La nostra valutazione ★★★★★
La risposta non fornisce alcuni dei dati espressamente richiesti dall’interrogazione.
In particolare, non viene indicato quanti permessi di transito siano stati rilasciati negli ultimi dieci anni, quanti siano oggi in vigore, né vengono forniti elementi sul numero dei controlli effettuati o delle eventuali contestazioni elevate.
Affermare che i controlli competono alle autorità preposte non risponde alla richiesta di trasparenza avanzata nell’interrogazione. I dati relativi ai permessi rilasciati e all’attività di controllo rappresentano infatti uno strumento essenziale per valutare l’efficacia delle misure adottate a tutela della viabilità, della sicurezza stradale e della qualità della vita dei cittadini.
È inoltre significativo che, negli ultimi due Consigli Comunali, siano state approvate due mozioni che impegnano l’Amministrazione a rafforzare i controlli sul traffico pesante e ad approfondire la possibilità di introdurre sistemi automatici di monitoraggio dei veicoli.
Si tratta di un riconoscimento politico dell’esigenza di intensificare le verifiche sul territorio, ci aspettiamo che l’Amministrazione rispetti gli impegni assunti dal Consiglio.
Prendiamo invece atto della conferma che l’ampliamento della cava non comporterebbe un aumento del traffico pesante annuo, ma esclusivamente un prolungamento nel tempo dell’attività estrattiva. Ciò significa che gli impatti su traffico, rumore, qualità dell’aria e sicurezza stradale continueranno a gravare sul territorio per un periodo più lungo rispetto a quanto previsto senza l’ampliamento della cava.
Controlli sull’attività estrattiva

Quali controlli sono previsti sulle modalità di escavazione, sulle quote di scavo, sulle quantità estratte e sulle attività di riempimento e ripristino?
Quali enti e uffici sono incaricati di effettuare tali controlli e con quale periodicità vengono svolti?
Dove è possibile consultare i verbali, i rapporti ispettivi e la documentazione relativa ai controlli effettuati sulla Cava Spalletti negli ultimi dieci anni?

L’Ufficio Tecnico ha incaricato un tecnico geologo abilitato e di fiducia ad eseguire periodici controlli sulle fasi di attività di cava con particolare riguardo al rispetto della normativa vigente e all’ottemperanza alle prescrizioni previste dalla convenzione estrattiva.
I verbali dei controlli sono agli Atti al Protocollo del Comune.
La nostra valutazione ★★★★★
La risposta chiarisce che il Comune si avvale di un geologo incaricato di effettuare controlli periodici sull’attività estrattiva e che i relativi verbali sono conservati agli atti del Protocollo comunale.
Restano però senza risposta diversi aspetti richiesti dall’interrogazione: con quale frequenza vengano effettuati i controlli, quali verifiche vengano concretamente svolte sulle quantità estratte, sulle quote di scavo e sulle opere di ripristino e quale sia stata l’attività ispettiva svolta negli ultimi dieci anni.
Prendiamo atto dell’indicazione che la documentazione è disponibile agli atti del Comune. Proprio per approfondire questi aspetti abbiamo già presentato un’apposita richiesta di accesso agli atti, con l’obiettivo di verificare nel dettaglio la continuità, la frequenza e gli esiti dei controlli effettuati sulla Cava Spalletti.
Ripristino finale e destinazione agricola

Il Piano di Ripristino Unitario prevede il recupero di una parte delle aree a destinazione agricola. Quali interventi sono previsti per garantire il ripristino della fertilità dei terreni e la loro effettiva idoneità all’utilizzo agricolo?
Sono stati definiti parametri oggettivi per verificare il raggiungimento delle caratteristiche agronomiche necessarie al ripristino?
Chi sarà incaricato delle verifiche finali e con quali modalità verrà certificata l’effettiva restituzione all’uso agricolo delle aree interessate?

Il Piano di Ripristino Unitario viene controllato sempre dal Tecnico incaricato dall’Amministrazione Comunale.
Viene garantita la fertilità del suolo con una prevista stratificazione della qualità del terreno utilizzato al fine di garantire la parte finale del ripristino idoneo alla destinazione ad area agricola.
La nostra valutazione ★★★★★
La risposta descrive in modo generale le modalità con cui dovrebbe essere garantita la fertilità del suolo, ma non chiarisce quali parametri tecnici vengano utilizzati per accertare che il terreno restituito possieda realmente le caratteristiche agronomiche necessarie per un utilizzo agricolo.
Il recupero di un’area escavata non può infatti limitarsi alla ricollocazione di uno strato superficiale di terreno. È necessario verificare, attraverso controlli periodici e criteri oggettivi, aspetti fondamentali quali lo spessore del terreno agrario, la qualità dei materiali utilizzati, la fertilità del suolo, il drenaggio e l’effettiva capacità produttiva delle aree ripristinate.
Per questo motivo abbiamo già presentato una richiesta di accesso agli atti per acquisire la convenzione definitiva, i report annuali sullo stato di avanzamento dei lavori che il concessionario è tenuto a trasmettere al Comune e la documentazione relativa ai controlli effettuati. Solo l’analisi di questi documenti potrà consentire di verificare se il ripristino agricolo venga effettivamente realizzato secondo quanto previsto e con quali risultati.
Impianto fotovoltaico previsto

In data 27/08/2025 la ditta NB7 ha presentato la richiesta di “Modifica al Progetto Impianto Agrivoltaico PARTITORE 2”. Per quali motivi il Comune di Montecchio Emilia non ha presentato osservazioni nell’ambito del procedimento che ha portato all’approvazione della modifica progettuale da parte della Regione nel settembre 2025?
L’Amministrazione ritiene che l’impianto oggi realizzato rispetti pienamente le caratteristiche e le finalità proprie di un sistema agrivoltaico?
Quali percorsi intende intraprendere questa amministrazione per favorire l’installazione di un autentico parco agrivoltaico?

La motivazione risiede nella documentata difficoltà tecnica di funzionamento dell’impianto a doppio pannello e quindi della revisione progettuale anche a fronte di una ridotta capacità produttiva.
Tale modifica non contraddice la destinazione ad agrivoltaico ma ne ridefinisce gli ambiti e, come recita la valutazione del Servizio Ambiente regionale, «si dà atto che la variante agronomica proposta, non soggetta a valutazioni ambientali, risulta migliorativa in quanto risulta più mirata alla completa riqualificazione agricola dell’area mediante agricoltura rigenerativa, rinunciando quindi a una ipotesi di sfruttamento agricolo intensivo di un terreno oggi oggettivamente poverissimo dal punto di vista della matrice organica».
La nostra valutazione ★★★★★
La risposta del Sindaco richiama le valutazioni tecniche della Regione e le difficoltà riscontrate nell’attuazione del progetto originario. Resta tuttavia un dato oggettivo: il progetto approvato nel 2025 non è quello originariamente presentato.
L’impianto agrivoltaico del Partitore 2 era stato progettato con pannelli installati a circa 4,7 metri di altezza e con uno spazio fra le fila tale da consentire lo svolgimento delle lavorazioni agricole sia sotto i pannelli sia tra le file, secondo la logica propria dell’agrivoltaico. La successiva variante ha modificato in modo significativo sia gli aspetti impiantistici sia quelli agronomici.
Nella Relazione Geologica del progetto originario (pag. 54) si afferma inoltre che «l’area è idonea dal punto di vista geologico e sismico alla realizzazione delle opere in progetto». Le motivazioni che hanno portato alla variante riguardano quindi principalmente l’evoluzione del progetto sotto il profilo tecnico e agronomico, non la presunta inidoneità geologica del sito.
Proprio perché la variante ha inciso su elementi essenziali del progetto, riteniamo che il Comune, che aveva più volte espresso il proprio sostegno all’iniziativa, avrebbe potuto presentare osservazioni per contribuire a orientare le modifiche progettuali e tutelare l’obiettivo originario del progetto agrivoltaico.






La nostra valutazione ★★★★★
La risposta fornisce i dati economici ma non chiarisce come saranno utilizzati i proventi comunali dalle escavazioni e quali siano i vincoli di bilancio per Oneri ed Extra oneri.
Risulta inoltre evidente lo scarso gettito che le attività estrattive forniscono alle casse comunali a fronte di un impatto ecosistemico elevatissimo.
È importante notare che l’importo degli oneri è fissato a livello regionale ed è immutato dal 2014, risulta evidente a tutti la disparità fra questo comportamento e altri costi sostenuti dai cittadini che vengono aumentati ogni anno.
Gli extra oneri sono invece definiti nella convezione fra Comune e cavatori. Il loro valore esiguo pone interrogativi sulla capacità negoziale dell’Amministrazione.