Sala del Consiglio Comunale di Montecchio Emilia - 9 giugno 2026

Consiglio Comunale del 09/06/2026

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Questa sera si è svolto il Consiglio Comunale di Montecchio Emilia con, all’ordine del giorno, l’approvazione della Variante Nord (Tangenziale Nord).

Rifondazione Comunista e Montecchio Bene Comune si sono sempre dichiarati contrari a questo progetto e in particolare a questo tracciato.

Questo l’intervento del nostro Capogruppo Paolino Russo con dichiarazione di voto contrario.

Lo diciamo con chiarezza: non contestiamo la correttezza formale del procedimento amministrativo che viene oggi portato in ratifica.

Sappiamo che la Conferenza dei Servizi si è conclusa positivamente, che gli enti coinvolti hanno espresso i propri pareri e che l’iter previsto dall’articolo 53 della Legge Regionale 24 del 2017 è stato seguito.

Il nostro voto contrario è invece un voto politico e di merito.

È un voto contrario ad una scelta che continua a consumare territorio agricolo, cioè vigne, prati stabili, foraggio per Il Parmigiano Reggiano, a frammentare il paesaggio e ad alimentare un modello di sviluppo che consideriamo superato.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento profondo nel dibattito ambientale.
Sempre più studiosi, urbanisti, agronomi e associazioni ricordano un principio semplice:

  • il suolo non è una merce di scambio.
  • Il suolo non è uno spazio vuoto da occupare fino a quando ce n’è disponibile.
  • È una risorsa non rinnovabile.
  • È un bene comune.
  • È ciò che regola il ciclo dell’acqua, assorbe carbonio, ospita biodiversità, sostiene l’agricoltura e contribuisce alla qualità della vita delle comunità.

Quando consumiamo suolo non stiamo semplicemente spostando una linea su una mappa urbanistica.
Stiamo cancellando servizi ecosistemici che la natura ci fornisce gratuitamente.

Su questo punto i dati di ISPRA sono molto chiari.
La perdita di servizi ecosistemici generata dal consumo di suolo viene stimata mediamente in circa 100.000 euro all’anno per ogni ettaro trasformato.
Sono costi che non compaiono nei bilanci comunali.
Non li vediamo in una delibera.
Non li vediamo in un quadro economico.
Ma esistono.

Li pagano i cittadini sotto forma di maggiore vulnerabilità climatica, minore capacità di drenaggio delle acque, perdita di fertilità dei terreni, riduzione della biodiversità e peggioramento della qualità ambientale.
Per questo riteniamo che ogni nuova infrastruttura debba essere valutata non solo per il costo di realizzazione, ma anche per il costo ambientale che lascia alle generazioni future.

Oggi invece ci troviamo di fronte ad una nuova infrastruttura che sottrae ulteriormente territorio agricolo in un contesto già fortemente compromesso.
Un contesto nel quale, contemporaneamente, è in corso il dibattito sull’ampliamento della Cava Spalletti.

Non è un caso che l’unico dissenso formalmente richiamato nella Conferenza dei Servizi sia stato quello del Consorzio di Miglioramento Fondiario del Canale Vernazza, che ha esplicitamente collegato la nuova viabilità nord all’estensione della cava.

È un collegamento che questa amministrazione continua a minimizzare, ma che emerge chiaramente dalle osservazioni e dalle preoccupazioni espresse da diversi soggetti del territorio.

C’è poi un ulteriore elemento che ci porta a ritenere questa scelta sbagliata.

Noi continuiamo a non vedere una dimostrazione convincente del fatto che questa infrastruttura sia realmente necessaria nell’interesse della comunità.

Al contrario, osservando il tracciato e il contesto territoriale in cui si inserisce, appare evidente come i principali beneficiari dell’opera siano le attività estrattive presenti e future.

Per questo riteniamo che la soluzione più logica sarebbe consentire ai soggetti privati che traggono profitto dall’attività estrattiva di adeguare e asfaltare la viabilità esistente, sostenendone integralmente i costi di realizzazione e manutenzione.
In questo modo si eviterebbe di consumare nuovo suolo agricolo, di realizzare una nuova infrastruttura pubblica e di trasferire sulla collettività costi che dovrebbero gravare su chi trae beneficio economico dall’attività stessa.

L’Amministrazione sostiene che la viabilità esistente non sarebbe idonea a sopportare il traffico pesante.
Tuttavia, ad oggi, non risulta sia stata resa pubblica alcuna documentazione tecnica che dimostri questa affermazione.
Al contrario, è un fatto che quella viabilità sia stata percorsa quotidianamente per anni dai mezzi pesanti legati alle attività estrattive.

C’è poi una questione che non ha mai ricevuto una risposta convincente.
Nel Piano Strutturale Comunale approvato nel 2014 era già previsto un diverso tracciato.
Un percorso più breve e accompagnato da una fascia di rispetto di 100 metri dalle abitazioni, da un bosco urbano e da attraversamenti per la fauna.

Oggi ci troviamo invece di fronte ad una soluzione totalmente diversa in cui addirittura la tipologia di viabilità è declassata da C a F1 con la perdita di tutte le tutele previste: zona di rispetto, bosco e attraversamenti per la fauna.
Ci chiediamo per quale motivo quella previsione sia stata abbandonata.
Quali valutazioni tecniche, ambientali ed economiche abbiano portato a questa scelta.
Quale confronto sia stato svolto tra le diverse alternative.
E soprattutto perché i cittadini non siano mai stati realmente coinvolti in questa decisione.

Riteniamo inoltre discutibile la scelta di ricorrere ad un procedimento straordinario e accelerato.
È la prima volta che a Montecchio viene utilizzato uno strumento di questo tipo.
Formalmente tutto è legittimo.
Politicamente, però, il risultato è evidente.
Si è ridotto al minimo il confronto pubblico.
Si è concentrata la discussione all’interno della Conferenza dei Servizi.
Si è trasformata una scelta destinata a modificare il territorio per decenni in un procedimento tecnico-amministrativo.

Questa amministrazione considera la partecipazione dei cittadini un ostacolo da aggirare, mentre dovrebbe essere il fondamento delle scelte che incidono sul territorio.

Esempio di questo modo di agire è la scelta di organizzare l’assemblea pubblica sull’argomento dopo il consiglio comunale.

In tutta questa vicenda colpisce inoltre il silenzio dell’Assessore all’Ambiente.
Parliamo di una delle più rilevanti trasformazioni territoriali degli ultimi anni.
Di consumo di suolo.
Di impatti paesaggistici.
Di biodiversità.
Del rapporto tra nuova viabilità e ampliamento delle attività estrattive.
Eppure non ricordiamo prese di posizione pubbliche, approfondimenti o valutazioni ambientali espresse con chiarezza dall’Assessore competente.
Riteniamo che questo silenzio rappresenti una grave assunzione di responsabilità politica.
Quando sono in gioco il territorio, il paesaggio e il futuro ambientale della comunità, chi ha deleghe ambientali dovrebbe essere la voce più forte e più presente nel dibattito pubblico.

Da anni ci viene detto che ogni nuova trasformazione del territorio sarà compensata.
Che ci saranno recuperi ambientali, mitigazioni, rimboschimento.
Ma la domanda rimane sempre la stessa:
chi controlla davvero?
Chi verifica annualmente l’effettivo stato dei recuperi ambientali?
Chi verifica il rispetto delle quote di scavo?
Chi verifica il rispetto degli impegni ambientali assunti?
Perché una compensazione ambientale esiste solo se viene monitorata, misurata e resa pubblica.
Altrimenti rimane una promessa.

Per tutte queste ragioni il nostro voto sarà contrario.
Vogliamo però rivolgere un appello ai colleghi consiglieri.
Al di là delle appartenenze politiche, delle discipline di gruppo e delle maggioranze numeriche, chiediamo a ciascuno di interrogarsi sul significato di questo voto.
Non stiamo decidendo soltanto una variante urbanistica.
Stiamo decidendo quale idea di territorio vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Ogni strada può essere costruita.
Ogni campo agricolo può essere trasformato.
Ogni ettaro di suolo può essere consumato.
Ma nessuno di questi processi è reversibile.
Il suolo che perdiamo oggi non tornerà più.

Chiediamo quindi a tutti i consiglieri di votare secondo coscienza.
Di chiedersi se questa sia davvero l’unica soluzione possibile.
Di chiedersi se il beneficio atteso giustifichi il costo ambientale che stiamo imponendo alla comunità.
Di chiedersi se sia giusto spendere risorse pubbliche per un’opera che favorisce principalmente interessi privati.
Di chiedersi se sia giusto sacrificare altro territorio agricolo quando esistono alternative meno impattanti.
E di ricordare che il mandato che abbiamo ricevuto dai cittadini non è soltanto amministrare il presente, ma custodire il territorio per il futuro.
Noi crediamo che questa delibera vada nella direzione sbagliata.

Tra qualche anno nessuno ricorderà il risultato numerico di questa votazione.
Rimarranno però sul territorio gli effetti della scelta che stiamo compiendo questa sera.

Per questo voteremo convintamente contro.

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